Il protesto è un atto pubblico con il quale viene accertato in modo formale da parte di un Notaio, Ufficiale giudiziario, Segretario Comunale o dai Capi delle stanze di compensazione site presso le sedi della Banca d’Italia  di Roma e Milano (esclusivamente per gli assegni presentati presso le stesse) il mancato pagamento di un assegno o cambiale. Nell’ordinamento italiano la disciplina fondamentale del protesto è contenuta negli artt. 51-73 del R.D. 1669/1933 per la cambiale e negli artt. 45-65 del R.D. 1736/1933 per l’assegno. Il creditore consegna il titolo all’ufficiale levatore, che si reca presso il domicilio del debitore per chiederne il pagamento o l’accettazione; a fronte del rifiuto, l’ufficiale procede alla redazione del protesto, rendendo in questo modo esecutivo il titolo. Nella pratica, per svolgere dette operazioni – esclusa, comunque, la redazione dell’atto – l’ufficiale giudiziario e il notaio sono autorizzati a servirsi di ausiliari (i cosiddetti presentatori), in possesso di determinati requisiti, nominati su loro designazione dal presidente della corte di appello, così come il segretario comunale può servirsi del messo comunale.Il protesto è di particolare importanza ed efficacia in quanto consente al portatore del titolo che non abbia ricevuto il pagamento di agire per le vie legali  per ottenere la somma dovuta contro colui che ha emesso il titolo nonché contro coloro che abbiano fatto circolare il titolo stesso mediante girata (azione di regresso).

Gli effetti del protesto, inoltre, prevedono la pubblicazione del nominativo nel Registro informatico dei protesti, curato dai Presidenti delle Camere di commercio, industria e agricoltura, e la comunicazione al Prefetto competente per territorio..

Per ciò che concerne l’assegno è bene distinguere due ipotesi:

 

L’emissione di assegno senza provvista, ipotesi che si concretizza nel caso in cui , sul conto corrente di chi l’ha emesso manchino le somme necessarie perché la banca/posta possa eseguire l’ordine di pagamento, anche solo per una parte dell’importo.

L’emissione di assegno senza autorizzazione, ipotesi che si realizza, quando, non c’è o si è interrotto il rapporto  o la convenzione che attribuiscono al cliente l’autorizzazione ad emettere gli assegni.

L’emissione di assegno senza provvista costituisce un illecito amministrativo punito dalla legge con un sanzioni amministrative e con la “revoca di sistema”ossia l’iscrizione alla C.A.I., centrale d’allarme interbancaria che comporta il divieto per sei mesi per qualsiasi banca o ufficio postale di stipulare nuove convenzioni d’assegno, rilasciare nuovi libretti  nonchè pagare assegni (L. n.386/90 come modificata dal D.Lgs. n. 507/99). Le sanzioni pecuniarie variano da euro 516 a euro 3.099, e possono salire sino a euro 6.197 e per gli assegni il cui importo facciale è superiore a 51.645 euro sono previste delle sanzioni amministrative accessorie come per es. l’interdizione per l’esercizio di un’attività professionale o imprenditoriale e incapacità di contrattare con la P. A. la cui inosservanza è punita con la reclusione.

Tali sanzioni  e la “revoca di sistema” possono essere evitate tramite il pagamento tardivo, ossia il pagamento effettuato entro 60 giorni dalla scadenza del termine utile per la presentazione dell’assegno ai fini dell’incasso. Oltre l’importo dovuto e non pagato dall’emittente dovrà essere, a titolo di oneri accessori, una penale del 10% della somma, gli interessi legali che intercorrono dalla data di presentazione dell’assegno e quella del pagamento e le relative spese di protesto.

Nel caso di emissione d’assegno senza autorizzazione l’illecito si perfeziona all’atto della sua emissione e non è sanabile.

Sono chiamati “cattivi pagatori” tutti gli intestatari di un contratto di finanziamento che, avendo ritardato o saltato il pagamento di una o più rate di rimborso, hanno ricevuto una segnalazione presso i SIC - Sistemi di Informazione Creditizia. I SIC sono dei registri in cui vengono riportate tutte le informazioni - positive e negative - relative alle richieste di credito e alle modalità di rimborso dei prestiti in corso.

La segnalazione ha una durata limitata (proporzionale alla gravità del singolo evento) e, nel periodo della sua validità, limiterà le possibilità del soggetto indicato di ottenere nuovi finanziamenti. Non è possibile richiederne la cancellazione prima della scadenza prevista, ma si possono effettuare delle modifiche o delle correzioni in caso di segnalazioni errate.

Quali sono i prestiti per i cattivi pagatori?

Una volta scaduto il termine e ottenuta la cancellazione dai registri è possibile richiedere un nuovo prestito, valutando però solo quelle soluzioni accessibili ai chi ha avuto una segnalazione come cattivo pagatore o protestato. In genere si tratta di soluzioni di finanziamento in grado di offrire delle maggiori garanzie di rimborso agli istituti di credito che erogano la somma richiesta.

  • Il prestito con cessione del quinto dello stipendio o della pensione è la formala proposta nella maggior parte dei casi. Infatti, la possibilità di detrarre la rata di rimborso direttamente dall’importo dello stipendio o della pensione percepiti costituisce per la banca una valida garanzia di rientro della somma concessa. Anche la presenza di una copertura assicurativa obbligatoria - per il rischio vita e il rischio lavoro – contribuiscono a rendere questa formula particolarmente affidabile.

  • Il prestito con fidejussione è un’altra soluzione da valutare. In questo caso la garanzia è offerta da un soggetto terzo che si impegna ad intervenire nel caso in cui l’intestatario del prestito non riuscisse a rispettare gli obblighi previsti dal contratto.

  • Un’altra soluzione è il prestito cambializzato che prevede il pagamento di cambiali a scadenza mensile come modalità di rimborso. Proprio le cambiali firmate dal debitore al momento della stipula del contratto costituiscono un titolo di credito che assicura al creditore il rientro immediato delle somme prestate attraverso la procedura di pignoramento dei beni del debitore.

     

Le segnalazioni come “cattivo pagatore” hanno una durata variabile, che può oscillare da un minimo di 6 mesi fino ad un massimo di 36 mesi per i casi di grave morosità. Scaduto il termine stabilito la cancellazione avverrà in automatico. I dati contenuti in questi registri sono accessibili solo agli istituti di credito e ai soggetti (privati o imprese) che vorranno controllare la propria posizione creditizia.

Per avere accesso ai dati CRIF è necessario compilare un’apposita richiesta online compilando il modulo disponibile sul sito CRIF, allegando tutti i documenti richiesti. La visura CRIF sarà inviata entro 30 giorni via mail o via posta. Per i privati non è previsto nessun costo, mentre per le aziende è richiesto un contributo di 4 o 10 euro a seconda dei casi.

Risultare cattivo pagatore o mal pagatore significa essere segnalato negli elenchi SIC (sistema di informazioni creditizie) come Crif, Ctc, Experian, Eurisc etc.., tali segnalazioni possono essere originate da ritardi o mancati pagamenti del rimborso delle rate o più semplicemente per richieste di finanziamenti rifiutati.

Attenzione anche facendo da garante ci si può trovare iscritti nell'elenco dei cattivi pagatori. Per approfondimenti sulle banche dati consultare la nostra guida.

Il prestito ideale per venire incontro alle esigenze di carattere personale di dipendenti e pensionati che siano segnalati in banca dati negativamente. Nessuna necessità di possedere un conto corrente. Ciò che serve è la tua busta paga o pensione.

 

Il mutuo è un contratto di prestito che vede coinvolti due soggetti principali: un mutuante (colui che presta) e un mutuatario (colui che riceve). Già nell’etimologia della parola è chiaro il concetto di “reciprocità”, derivante dal fatto che ciò che è stato prestato deve essere restituito. Il mutuo quindi consiste nello scambio di denaro tra mutuante e mutuatario, con l’impegno di quest’ultimo di restituirlo al mutuante nell’arco di un determinato tempo (la sua durata, in genere, varia da 5 a 30 anni). Generalmente un contratto a “titolo oneroso”, che vuol dire che anche il mutuo ha un costo,  gli interessi. Il mutuo è anche definito ipotecario: essendo un prestito infatti, a chi presta serve una garanzia, che nel caso specifico del mutuo è l’ipoteca sull’immobile, ossia sulla casa oggetto dell’acquisto. In caso di insolvenza del mutuatario infatti la parte creditrice, in questo caso la banca, può avvalersi del diritto di rivalsa sul bene oggetto di ipoteca. 

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